College Football Playoff: Preview delle Semifinali

Il 2026 ha già regalato grandi sorprese per quanto riguarda il College Football e in un panorama fortemente scosso dall’apertura del transfer portal (le prime stime sono di più di 4000 studenti-atleti pronti a cambiare squadra in questa off-season) 4 squadre si giocano le loro ultime fiches per l’ambito titolo nazionale.

I quarti di finale hanno offerto storie inaspettate, confermato vecchie teorie e avvaloratene di nuove, ma ci hanno fatto soprattutto capire che i playoff sono piĂą imprevedibili che mai.
Per quanto riguarda le sorprese sicuramente una menzione va fatta per Miami e Ole Miss, due squadre dalla stagione molto travagliata (gli Hurricanes a causa della famosa diatriba con Notre Dame per ottenere un posto ai playoff e i Rebels con l’affaire Lane Kiffin); le conferme sono arrivate dalle squadre qualificate direttamente ai quarti di finale con la forte probabilità di essere one and done, ovvero di uscire sconfitti dal proprio bowl game (l’eccezione che conferma la regola è Indiana, ma ne parleremo dopo).

A proposito di bowl, una delle tesi che sta prendendo sempre più piede in queste ultime settimane riguarda la SEC e la sua “potenza” a livello di conference.
Negli ultimi anni, infatti, si è sempre guardato al sudest come la regione di riferimento del college football, grazie alla presenza di programmi storici come Georgia, Alabama, LSU, Ole Miss e da qualche anno di Texas A&M e Texas.
Eppure, nelle ultime due stagioni il titolo nazionale è stato assegnato a una squadra di BIG 10 e quest’anno c’è un 75% di probabilità che finisca nuovamente ad una squadra BIG 10 o ad una di ACC.
A questo dato va anche aggiunto quello delle vittorie di squadre SEC in questa bowl season. Il dato infatti è di 4 vittorie e 9 sconfitte (il dato include anche Alabama – Oklahoma del primo turno e Georgia – Ole Miss del Sugar Bowl).
Questo fa capire come nell’epoca di NIL e di un transfer portal così aggressivo le squadre della SEC si siano troppo “specchiate” nella loro gloria, senza capire che altre squadre (specialmente della BIG 10) stavano riducendo vistosamente il gap.

Tornando invece a quanto ci offrirà il campo, gli ultimi due bowl dei New Year’s Six chiuderanno ufficialmente la bowl season, prima che tutti gli appassionati e addetti ai lavori si concentrino su Miami e sul National Championship Game.

Vrbo Fiesta Bowl: Miami (10) vs Ole Miss (6)
Qualunque sia l’esito finale della sfida di Glendale, il match tra Hurricanes e Rebels rappresenterà un ulteriore capitolo (o la parola fine) nell’incredibile stagione di queste due squadre.

Miami aveva iniziato questi playoff come chiara underdog e (tralasciando tutte le polemiche sulla loro presenza scatenate dai tifosi di Notre Dame) sembrava destinata ad una mesta uscita al primo turno contro Texas A&M.
Invece giĂ  dalla sfida contro gli Aggies, gli Hurricanes hanno dimostrato come la scelta del Committee fosse giusta, guadagnandosi una meritata vittoria grazie al superbo lavoro della propria difesa, che ha concesso soli 3 punti ad un attacco che ne aveva generati fino ad allora 36 di media.
Arrivando alla sfida con Ohio State i pronostici della vigilia non erano molto diversi da quelli del primo round, con i Buckeyes dati per super favoriti e Miami destinata a tornare a casa con i propri sogni di gloria infranti.
Gli Hurricanes invece, hanno sorpreso tutti uscendo trionfanti dal Cotton Bowl, con una prestazione che ha ricalcato molto la prestazione fatta contro Texas A&M: grande lavoro della offensive line, un passing game centellinato, un grande affidamento sulla difesa e un gioco di corse tremendamente efficace (153 a 45 il conto delle rushing yard a fine partita in favore dei Canes).
Queste per ora sono le chiavi delle vittorie di Miami: efficacia offensiva, fisicità dell’offensive line che permette di aprire bene il campo per le corse, un quarterback che sa essere efficace nei momenti critici e non lancia il pallone a ogni down (ma che sappiamo avere un braccio più che discreto) e una pass rush difensiva che ha terrorizzato gli avversari nei primi due round, concedendo poco tempo per sviluppare le cosiddette “big plays” o un running game che generi dei guadagni.
Miami, come detto, è arrivata ai playoff senza i favori del pronostico, ma dopo questi primi due round col passare del tempo le sue quotazioni sono cresciute esponenzialmente, e chissà se in quel della Florida non si possa festeggiare un titolo che manca dal 2001 (piccola nota, il Championship Game quest’anno sarà all’Hard Rock Stadium, casa degli Hurricanes dal 2008).

Gli Hurricanes trovano Ole Miss, altra squadra che ha avuto una stagione tutt’altro che tranquilla.
Dopo l’addio tumultuoso di Lane Kiffin (che rischia di avere comunque degli strascichi in questa off-season, con possibili trasferimenti da parte di membri del coaching staff e di giocatori) si pensava che la squadra sarebbe finita allo sbando.
Invece il passaggio alla gestione di Pete Golding non ha scosso più di tanto le fondamenta della squadra, che anzi si è ritrovata forse addirittura più unita di prima.
L’esordio facile ai playoff con Tulane ha forse aiutato maggiormente i Rebels, che sono arrivati a New Orleans con la consapevolezza di non ripetere gli stessi errori fatti in regular season per uscire vincitori dallo Sugar Bowl contro Georgia.
E nonostante un finale col brivido i Rebels sono riusciti nella loro missione, dominando una delle difese più arcigne di tutto il Paese e aggiungendo così un ulteriore pizzico di “drama” alla loro stagione per avere una perfetta storia da raccontare in futuro.
Le chiavi del successo contro Georgia sono stati ancora una volta Trinidad Chambliss e Kewan Lacy, che insieme hanno prodotto 473 yard (362 di Chambliss, 98 di Lacy), facendo apparire Georgia come una squadra da media classifica e non la miglior difesa del Paese come nelle ultime settimane.
Sarà quindi fondamentale per Ole Miss avere prestazioni simili dalle sue due stelle anche nella sfida contro Miami (soprattutto lo staff dei Rebels spera che Lacy recuperi al 100% dal problema alla spalla) e soprattutto grande impegno sarà richiesto alla offensive line, che dovrà resistere all’asfissiante pass rush di Miami.
Kickoff previsto per le 01:30 di venerdì 9 gennaio, partita visibile gratuitamente su DAZN

Chick fil-A Peach Bowl: Oregon (5) vs Indiana (1)
“Guess who’s back? Back again?” recita una famosa canzone di Eminem ed ecco il rematch tra i Ducks e gli Hoosiers, che si preannuncia ancora più imprevedibile rispetto alla sfida di regular season.

Oregon si presenta a questo match come grande incognita, visto il percorso di questi playoff. Se contro JMU avevamo visto una squadra offensivamente dominante e che lasciava alquanto a desiderare in difesa (va detto però che gran parte delle 500 yard concesse a JMU sono arrivate a partita ormai consolidata), contro Texas Tech abbiamo visto una squadra imprecisa e pasticciona in attacco, ma impenetrabile in difesa (prima volta che i Ducks hanno lasciato un avversario a 0 punti in un Bowl dagli anni della Prima Guerra Mondiale).
Come detto, la difesa è stata la chiave della vittoria contro i Red Raiders, grazie a uno splendido lavoro di Brandon Finney Jr. (2 intercetti e un fumble recuperato, che per poco non si è trasformato in un touchdown) e del duo Matayo Uiagalelei e Teitum Tuioti, che hanno messo enormemente sotto pressione la offensive line di Texas Tech.
L’aspetto su cui però Oregon deve assolutamente migliorare è la gestione dei possessi offensivi, perché in una partita in cui il tempo di possesso è stato di 38 minuti, 23 punti rappresentano un risultato insoddisfacente. Oltre al playcalling (Dan Lanning ha sprecato tante occasioni di poter mettere punti a tabellone decidendo di giocare buona parte dei quarti down, chiudendo la partita con un 50% di conversioni), un altro aspetto su cui i Ducks sono apparsi totalmente sconnessi è stata la comunicazione tra centro e quarterback. Tante volte, infatti, Dante Moore è stato costretto a lanciare il pallone fuori campo o a tentare dei lanci disperati perché gli snap del suo centro erano imprecisi o arrivavano senza preavviso (non si è capito bene se nel tentativo di velocizzare il gioco per cogliere impreparata la difesa di Texas Tech o proprio per errori di comunicazione sul conteggio pre snap).
Per avere una possibilità contro Indiana saranno quindi questi gli aspetti su cui Oregon dovrà concentrarsi: un attacco più “pulito”, che riduca al minimo gli errori e non costringa Dante Moore agli straordinari, un playcalling più oculato e una difesa soffocante come nell’Orange Bowl.
Oregon affronterà la squadra che a inizio anno ha sorpreso tutti, ma ormai è considerata una legittima candidata al titolo: gli Indiana Hoosiers.

Ormai gli Hoosiers non sorprendono più nessuno, anzi spaventano per la loro concretezza e solidità. Senza aver fatto grandi colpi tra reclutamenti e transfer portal (Indiana non ha mai reclutato giocatori 5-star nella sua storia), Coach Cignetti ha preso una squadra con solo due 4-star e tutti giocatori 3-star e in sole due stagioni l’ha trasformata in una seria contender al titolo.
Ciò che colpisce degli Hoosiers è la loro concretezza su entrambi i lati del campo, in attacco difficilmente sbagliano giocata, trovando sempre gli spazi giusti e in difesa non lasciano spazi agli avversari, fermando qualsiasi intenzione subito nelle prime yard, come visto anche contro Alabama nel Rose Bowl.
Gli Hoosiers sembrano proprio la squadra destinata al titolo in questa stagione (sono gli unici in due anni di playoff a 12 che non hanno perso il loro quarto di finale), guidati da un impassibile coach e da un quarterback che sta dimostrando a tutti i suoi detrattori di meritare questo Heisman e la probabile posizione numero 1 al Draft 2026.
Oltre a Mendoza, da tenere d’occhio saranno il running back Roman Hemby e il trio di ricevitori Charlie Becker, Elijah Sarratt e Omar Cooper Jr., che si sono dimostrati gli elementi più validi dell’attacco di Indiana in questa stagione.
Per vincere gli Hoosiers hanno bisogno di solo una cosa: continuare a giocare come hanno fatto in tutta la stagione sia in attacco, senza subire la fisicità e aggressività del front-seven di Oregon, che in difesa, dove dovranno pressare Dante Moore per impedirgli di creare big plays e limitare gli altri componenti dell’attacco dei Ducks, che hanno dimostrato di essere in grado di creare grandi giocate senza troppa fatica.
Kickoff previsto per le 01:30 di sabato 10 gennaio, partita visibile gratuitamente su DAZN

✍️Loris Perego per L’intercetto.it
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