College Football Playoff: Il Meglio dei Quarterfinal

Sconfitta dalle proporzioni bibliche per Alabama, che affonda per 38 a 3 contro Indiana.
Gli Hoosiers confermano di essere la numero 1 indiscussa fino a questo momento, il loro gioco rasenta la perfezione con un micidiale mix tra attacco e difesa che annienta gli avversari, come in questo caso i Crimson Tide o Ohio State nel Championship della Big Ten.
Curt Cignetti sembra impassibile ad ogni TD dei suoi ragazzi e denota una determinazione e convinzione nei propri mezzi e in quella dei suoi ragazzi veramente straordinaria.
Come contro Oklahoma, Alabama è partita malissimo, ma a differenza della sfida contro i Sooners non c’è stato alcun regalo da parte di Indiana nel rimettere in carreggiata i Crimson Tide, anzi gli Hoosiers hanno continuato a giocare con grande concentrazione fino alla fine.
Va detto che anche Alabama è stata vittima della “moda del 4° down” infatti ad inizio del 2° quarto, sul risultato di 3-0 per Indiana, Kalen DeBoer ha deciso di rischiare un 4° down sulle proprie 34 yard. Niente primo down e palla di nuovo nelle mani di Mendoza. 4 play più tardi ecco che arriva il TD Pass di Mendoza per il WR Charlie Becker. Un più 10 che fa male, ma giusto visto l’azzardo non necessario di Alabama.
Prima della fine del secondo quarto il fumble di Ty Simpson consegna l’ovale nuovamente ad Indiana che si porta così sul provvisorio 17-0.
Solo alla fine del 3° quarto, con un FG, arriveranno i primi 3 punti per i Crimson Tide, ma ormai il risultato indica 24 a 3 per Indiana.
L’ultimo quarto vedrà altri 2 TD che consacrano gli Hoosiers e consegnano loro il Rose Bowl e l’accesso alle semifinali.
Un accesso che rispetta i pronostici della vigilia, ma che non era così banale visto che finora Indiana è l’unica squadra che in 2 stagioni di playoff a 12 è riuscita a vincere tra le squadre in bye al primo turno.
Che dire, Alabama chiude in malo modo una stagione segnata da evidenti problemi offensivi, soprattutto nel running game. Problemi che hanno, col tempo, incrinato anche il passing game visto che le difese avversarie erano ben consapevoli di potersi concentrare quasi esclusivamente sui pass di Ty Simpson.
Per Fernando Mendoza un’altra prestazione da Heisman Trophy qual è, chiusa con 14 su 16 per 192 yard e 3 TD Pass.
Inoltre il running game degli Hoosiers è stato in grado di produrre ben 215 yard e 2 TD con i RB Kaelon Black e Roman Hemby, riuscendo sia a proteggere il vantaggio che a rendere impossibile per Alabama qualsiasi tentativo di rimonta.
La favola di Indiana continua e francamente, se non avvertiranno le vertigini d’alta quota, hanno tutte le carte in regola per arrivare ad alzare il National Championship, meritatamente.

Miami in questi playoff poteva essere la mina vagante, ottima difesa, un QB come Carson Beck capace di fare e disfare ma di sicura esperienza, e quella sensazione di team senza niente da perdere perché arrivata ai playoff “un po’ per caso”. Il mix micidiale per schiantare 24 a 14 gli, ormai, ex Campioni Nazionali di Ohio State.
Primo tempo praticamente perfetto per gli Hurricanes, con la difesa che ha annientato l’attacco dei Buckeyes tra sack e il pick six del 14-0. In attacco senza far niente di eccezionale ha saputo comunque muovere la catena con disinvoltura attraverso le corse di Fletcher e pass intelligenti di Carson Beck.
Per Ohio State i primi 2 quarti sono stati un inferno, era dal 2016 (Fiesta Bowl perso per 31-0 contro Clemson) che non chiudevano il primo tempo senza punti a tabellone. Troppa la pass rush di Miami per Sayin che si è dimostrato non all’altezza del palcoscenico playoff.
Se nel secondo tempo i Buckeyes hanno tentato di rialzare la testa, tornando sotto a meno 3 (17-14) è stato quasi esclusivamente per il talento immenso di Jeremiah Smith. Il WR numero 4 di Ohio State ha chiuso con 7 ricezioni, 157 yard ricevute e 1 TD, dimostrandosi l’unico in grado di mettere in crisi la difesa di Miami quando la pass rush non fermava sul nascere il gioco aereo dei Buckeyes.
Per Jeremiah Smith sono 538 le yard ricevute in 5 partite di CFP, a sole 21 yard dal record di DeVonta Smith che con Alabama, ma in 6 apparizioni, aveva raggiunto quota 559. Un magro traguardo per Jeremiah che avrebbe preferito continuare il suo cammino in questi playoff.
Cammino definitivamente chiuso con l’ultimo magistrale drive di Miami che, con il RB Fletcher, ha consumato ben 5 dei 5 minuti e 50 secondi che restavano e colmando le 70 yard che la separavano dalla endzone. Il TD finale è stato solo il sigillo su una partita praticamente ormai chiusa. Drive in cui il WR Malachi Toney è stato protagonista per 2 bellissimi e fondamentali blocchi dimostrando di essere, oltre che un eccellente talento come ricevitore, anche un ragazzo (freshman) capace di portare il suo contributo al di là delle yard prodotte personalmente.
Carson Beck sta vivendo una sorta di redenzione. Seppur senza fare cose eccezionali ha dimostrato di essere un ottimo game manager e capace di incidere nei momenti topici della partita, cosa quasi mai successa quando era a Georgia.
La difesa degli Hurricanes ha veramente deliziato gli appassionati del gioco difensivo, mettendo a segno 5 Sack, 7 Tackle for Loss e un pick six con il DB Keionte Scott che ha impresso un segnale forte alla partita.
I Defensive Linemen Ruben Bain Jr., Akheem Mesidor, Marquise Lightfoot e il LB Wesley Bissainthe sono risultati i veri MVP del match.
I prossimi avversari di Miami sono avvisati, gli Hurricanes non sono entrati ai playoff per fare da comparsa, ma da squadra che può puntare fino al Titolo Nazionale.

Oregon vince per 23 a 0 la sfida contro Texas Tech. Il risultato potrebbe indurre a pensare che Oregon abbia passeggiato sui poveri Red Raiders, ma è stata soprattutto la scarsa capacità dell’attacco di Texas Tech a far sì che i Ducks uscissero con una vittoria netta.
Vado subito al dunque: Dan Lanning ha gestito malissimo la partita. L’Head Coach di Oregon, nonostante l’attacco di Texas Tech avesse prodotto solo 66 yard totali nei primi 8 drive, infarciti di 1 Intercetto, 2 Fumble, un FG sbagliato e 4 punt, non ha saputo far andare oltre i 6 punti il tabellone dei Ducks fino all’inizio del 3° quarto. Una gestione stupida di situazioni di 4° down, con ben 3 occasioni in cui pur essendo in raggio da Field Goal sono andati a giocarsi il tentativo, finendo per ben 3 volte con Turnover on Downs.
Si alla fine hanno vinto e senza patemi, ma certi azzardi non hanno molto senso se non sei nemmeno ad un TD di vantaggio. Rischi inutilmente che anche un episodio possa portare al vantaggio gli avversari che fino a quel momento erano solo comparse di questo quarto di finale. Poi se si vuole diventare il nuovo Dan Campbell del College Football e giocare ogni 4° down, Dan Lanning è liberissimo di farlo, ma questa non è aggressività, è testardaggine e stupidità.
Anche i 23 punti finali sono soprattutto frutto di una difesa, quella di Texas Tech, che alla fine è scoppiata per essere stata in campo un tempo enorme, a causa di drive del proprio attacco cortissimi.
Insomma Oregon la porta a casa più per demeriti dell’attacco nullo degli avversari che per una prestazione da grande squadra.
Contro Indiana voglio vedere se si potranno permettere di non sfruttare ogni occasione per mettere punti a tabellone. Già in stagione regolare hanno avuto una lezione dalla squadra di Curt Cignetti, nel prossimo turno potrebbero averne un’altra.
Il QB Dante Moore, che alcuni danno come potenziale QB1 al prossimo draft, non si è fatto mancare l’ennesimo intercetto senza lanciare nessun TD. Segno che la sua propensione al rischiare turnover non è venuta meno nemmeno ai playoff.
L’unico spunto positivo per i Ducks è arrivato dalla prestazione magistrale dal DB Brandon Finney Jr., freshman, dal grande talento che ha collezionato ben 2 intercetti e 1 fumble ricoperto.
Texas Tech chiude mestamente una bella stagione, ma che ancora una volta conferma il basso livello della Big-12. Una Conference che è troppo distante dalle Power Conference come SEC e Big Ten, ma anche dalla stessa ACC che con Miami ha quantomeno fatto vedere di saper stare su questi palcoscenici.
I Red Riders hanno un reparto difensivo fenomenale, con giocatori di talento come David Bailey, Ben Roberts e Jacob Rodriguez, ma che difficilmente possono bastare senza un attacco quantomeno dignitoso.

Forse a Lane Kiffin inizieranno a sorgere dei dubbi se la sua scelta di abbandonare Ole Miss per i soldi di LSU sia stata la decisione giusta. Il treno che porta al National Championship non passa ogni anno e i Rebels con la vittoria per 39 a 34 contro Georgia questo treno non vogliono farselo scappare.
Onestamente mi ha stupito vedere i Bulldogs di Kirby Smart farsi rimontare in una partita che li ha visti avanti per 21 a 12 alla fine del 1° tempo.
Eppure Ole Miss ha saputo rimontare grazie al suo QB Trinidad Chambliss (che mi piace sempre ricordare provenire da una UniversitĂ  di Div. II) e al RB Kewan Lacy. Un duo che ha prodotto piĂą di 450 yard, con 362 e 2 TD su passaggio per Chambliss e 98 yard e 2 TD su corsa per Lacy.
Giusto per la cronaca va segnalato che a 5 minuti dal termine Ole Miss meritava maggior assistenza dagli arbitri. Prima non hanno visto un chiaro face mask su Lacy, costringendo poi i Rebels al punt, e nel drive che ha portato al FG del provvisorio 34 a 34 da parte dei Bulldogs direi che le 2 flag per Pass Interference sono quantomeno discutibili.
Alla fine però, con meno di 1 minuto sul cronometro e zero timeout, Ole Miss è riuscita a spuntarla con un FG da 47 yard del Kicker Lucas Carneiro. Calcio reso possibile grazie al lancio ottimo (Chambliss) e alla ricezione stupenda del WR De'Zhaun Stribling.
Penso che alla fine il successo renda giustizia ai tifosi di Ole Miss che si sono sentiti (giustamente) bistrattati dall’addio di Lane Kiffin e che anche per questo siano felici di aver dimostrato che i Rebels possono vincere anche senza di lui.
Ora però contro Miami sarà una sfida durissima, ma alla loro portata e sono veramente curioso di vedere Chambliss danzare contro la difesa degli Hurricanes.

✍️Fabio Bertini - L’intercetto.it
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