NFL: Top e Flop di Week 5
TOP
N.1 L’inizio di Jaguars-Eagles…e la fine!
Pronti, via e in 9 minuti di London Game abbiamo dodici secondi di gioco totali con un kickoff ritornato (solo inizialmente) in touchdown, quattro flag e due espulsioni, una per parte tra Jaguars ed Eagles. Da qui, una partita lunghissima e infuocata, con picchi di ottimo gioco (chiedere a Parker Washington) e un finale pazzesco.
Ma quanto possono durare otto secondi? Per i tifosi Eagles, un'eternità . Philadelphia, nel finale, passa avanti 17-16 col field goal di Jake Elliott, Jacksonville non ha più timeout e la partita sembra chiusa. Macché. Sul kickoff successivo Ameer Abdullah parte dalle proprie 8 yard, corre fino alle 39 avversarie e lascia un solo, preziosissimo secondo sul cronometro, quanto basta a Cam Little per segnare dalle 57 yard il 19-17 definitivo ed esultare prima ancora che l’ovale attraversi la Y. Se le partite internazionali fossero tutte così, firmerei sicuramente con più gioia di Roger Goodell.
N.2 Tutti i Green Bay Packers
Ecco la Green Bay che ci si aspetta, o che ci si aspettava, decidete voi se da 16 anni o da qualche settimana. Quella che scende in campo nel derby divisionale contro Chicago rifila un 31-7 agli acerrimi rivali: Jordan Love chiude 25/31 per 367 yard, 2 touchdown e un passer rating di 137,5, il migliore in carriera. Sei lanci completati da almeno 30 yard, compresi i due TD da 53 e 43 per Christian Watson che fanno esplodere il Lambeau Field.
Con una offensive line in difficoltà nelle prime settimane, era facile aspettarsi un piano fatto di lanci rapidi. Matt LaFleur ha scelto invece il profondo e Love gli ha dato ragione anche sotto pressione, cosa che non capita spesso. Anche in difesa arrivano cinque turnover, di cui ben tre intercetti, e Chicago si ferma a 246 yard totali. Green Bay perde anche Hargrave per tutta la stagione, altro Achille saltato, ma praticamente chiunque gioca la miglior partita dell’anno. I segnali positivi ci sono, il record positivo pure. La nota “amara”: il rookie Trey Smack trova il modo di sbagliare due field goal e un extra point: in Wisconsin una domenica senza preoccupazioni, evidentemente, non è prevista.
N.3 I New England Patriots
Vi ricordate quando sembrava che New England avesse smarrito tutto? I Patriots rispondono con 45 punti a Las Vegas, nove in più di quelli segnati nelle prime tre partite… messe insieme!
Drake Maye chiude 26/34 per 374 yard, 4 TD lanciati e uno su corsa. Ma il numero più bello è zero: nessun turnover, dopo le tante, troppe palle regalate nelle prime settimane. Il talento non era sparito, evidentemente serviva solo smettere di sabotarsi. L'unica ombra è l'infermeria, con Will Campbell e TreVeyon Henderson usciti per problemi al ginocchio e alla caviglia. Forse non saranno nuovamente da temere, ma nel frattempo i Patriots si portano sul 3-2.
N.4 I San Francisco 49ers
Si può essere imperfetti e continuare a vincere? Chiedete ai 49ers, che escono da Seattle con un 32-29 e un record di 5-0. Sette turnover complessivi, tre dei Niners, e una partita che non ha mai voluto regalarci tranquillità . Contro i campioni in carica, però, San Francisco trova sempre la risposta giusta.
Merito di Mike Evans, che a 33 anni e con un problema alle costole chiude con 7 ricezioni per 113 yard e un touchdown (e ci regala un siparietto fantastico con Trevon Diggs e il loro trash talking). Brock Purdy, dopo l'intercetto, completa 10 passaggi degli ultimi 11, trova Brandin Cooks per il sorpasso e poi Evans per i due punti aggiuntivi. Il field goal decisivo di Eddy Pineiro arriva dopo un drive di 43 yard firmato dal solito McCaffrey (anche se non stiamo vedendo i numeri superlativi a cui siamo abituati, ma è questione di attimi) e dal rookie Kaelon Black. Vittoria sporca, ma collettiva e, soprattutto, pesantissima.
FLOP
N.1 I Tennessee Titans
A Nashville arriva Houston, ancora (incredibilmente) a secco di vittorie, e vince 26-3. Tennessee è 0-5, e il proprio pubblico fischia perché sa che zero, o quasi, sono anche le speranze di vedere finalmente qualcosa di buono anche quest’anno. Trovare qualcosa di buono in questa prestazione richiede parecchia fantasia.
Dopo un primo drive da field goal, nei cinque possessi successivi arrivano due primi down, due turnover e due three-and-out. Cam Ward chiude 23/36 per 170 yard, nessun TD, un intercetto e quattro sack subiti; l'intero attacco ne produce appena 187. Nel primo tempo non completa nemmeno un passaggio da almeno 10 air yard. Robert Saleh lo conferma titolare e non vedo motivi per chiedere altro: cinque partite non bastano a giudicare un quarterback. Bastano però per pretendere qualche progresso, che finora non c’è.
N.2 Il finale dei Washington Commanders
Mi pento già di non aver scritto l’articolo solo su questo tema. Cinquantacinque secondi, pallone sulle 26 yard avversarie, parità e field goal della vittoria quasi inspiegabilmente a portata per Washington contro i New York Giants. Quale momento migliore per dimenticarsi come funziona il tempo? Washington corre con Rachaad White, lascia scorrere il cronometro e fa quel che sarà l’ultimo snap con dodici secondi rimasti. Jayden Daniels, autore di una grandissima partita al ritorno dall’infortunio, viene fermato, resta incredibilmente a terra e, quando i Commanders provano a schierarsi per lo spike, è già zero. Finisce 27-27 contro i Giants, forse più increduli degli avversari.
L'assurdo è che l'occasione era già un regalo enorme, dopo il fumble di Cam Skattebo con New York pronta a calciare. Washington, per fair play, non ha sbagliato il calcio, ma ha proprio deciso di non tentarlo nemmeno. I timeout erano già stati bruciati entrambi in overtime, con il cronometro fermo. Non dimentichiamo, tra l’altro, che i Commanders erano avanti 27-13 nel quarto periodo, prima che un Jameis Winston vecchia scuola guidasse la rimonta con 326 yard e tre TD. Un pareggio conta più di una sconfitta, lo sappiamo, ma oggi provate a spiegarlo ai tifosi di Washington.
✍️Alessandro di Marzo per L’intercetto.it
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In pochi, ormai, lo possono scrivere e Noi ne andiamo Fieri!
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