College Football: Il Meglio di Week 2 (Recap e Analisi)
Dopo la Week 1 qualche Università era già sotto i riflettori per un inizio stagione stentato, come Michiga e Oregon. Gli esiti sono stati diversi e ne parleremo, ma è innegabile che il piatto forte di questa settimana fosse Ohio State at Texas e da questa sfida partiamo con l’analisi di Week 2.
Ohio State (1) at Texas (4) aveva il sapore di match da playoff, ma soprattutto un primo vero assaggio del loro potenziale per la stagione 2026. Alla fine la spuntano i Longhorns con una rimonta clamorosa nell’ultimo quarto che li ha portati alla vittoria, negli ultimi secondi, per 24 a 23.
È chiaro che sia stata una partita dai 2 volti, con i primi 3 quarti in cui Ohio State era avanti per 23 a 3, risultato raggiunto grazie anche agli errori di Texas, ma soprattutto alla capacità di mandare in confusione Arch Manning con un’ottima pressione in pass rush.
Cosa è cambiato nell’ultimo e decisivo quarto? È cambiato soprattutto l’atteggiamento offensivo di entrambe le squadre.
I Buckeyes sono parsi più cauti e qualche, inaspettato, drop di Jeremaiah Smith hanno portato a due “three-and-out”, mentre la risposta dei Longhorns è stata un maggiore gioco di corsa che ha finalmente mandato in crisi la difesa di Ohio State.
Purtroppo il Coach Ryan Day, dopo averlo rivalutato nelle ultime 2 stagione, è sembrato ritornare quello del passato, quando spesso finiva per gettare al vento le partite che sembravano chiuse.
Sabato ha sbagliato non solo nel gioco offensivo, troppo rinunciatario già dalla fine del 3° quarto, ma soprattutto nel finale, quando avrebbe dovuto lasciar segnare subito Texas per tentare un recupero (bastava un FG) con almeno 1 minuto da giocare. Invece ha cercato fino alla fine di contenere i Longhorns ormai giunti a poche yard dalla endzone. La conseguenza è stata di subire il TD senza più avere il tempo necessario ad un ultimo drive.
Se Ryan Day sembra fare un passo indietro, non si può dire che Steve Sarkisian (HC di Texas) e il QB Arch Manning abbiano fatto passi avanti, nonostante la vittoria.
Texas ha comunque subito enormemente l’attacco di Ohio State per 3 quarti di partita e senza il suicidio sportivo dei Buckeyes difficilmente avrebbero portato a casa la vittoria.
Arch Manning, nonostante i titoloni dei media non ha disputato una bella partita, anzi ha confermato di essere un QB molto lento nel processo di lettura, quando si trova sotto pressione e la prima lettura è chiusa. Va detto, che comunque l’intercetto lanciato non è imputabile a lui, ma alla strana traiettoria dell’ovale dopo il primo tocco del ricevitore.
Sembra andare in confusione e non pare aver fatto quello step da farmelo considerare un QB di livello assoluto per il College.
Alla fine la partita ha girato in loro favore, ma Manning non è stato l’artefice di ciò.
Per Texas, questa vittoria per 24 a 23 rappresenta il più grande Comeback dal 2007
Jeremiah Smith si conferma l’anima e corpo di Ohio State e questo è positivo, fin quando riesce, grazie al suo immenso talento, a ricevere e conquistare yard, ma diventa negativo quando i suoi drop sono la causa di three-and-out.
Troppo monodimensionale l’attacco di Ohio State per essere considerata la numero 1 di questa stagione? Sì, penso proprio di sì.
Week 1 aveva dato forti segnali di una Oregon (6) in difficoltà con la difesa e la partita contro Oklahoma State ha tolto ogni dubbio, anche a chi aveva dato i Ducks come numero 2 ad inizio stagione. Contro i Cowboys è arrivata una sonora sconfitta per 39 a 31. Sonora non per il punteggio, anche se comunque 39 punti subito da Oklahoma State sono veramente troppi, ma soprattutto per le yard subite. 554 yard per l’attacco dei Cowboys, equamente distribuite tra passaggi e corse, segno che la difesa dei Ducks non è abile a contrastare in nessuna circostanza.
Dan Lanning è chiamato a dare delle risposte a tifosi e giornalisti, perché quest’anno sembra già avviato ad una pessima conclusione. Difficile, non dico impossibile, svoltare una difesa così pessima nel corso di questa stagione.
Non per battere sempre sullo stesso tasto, ma è chiaro, almeno a me, la differenza tra Un Cignetti che, a meno di 9 mesi dal titolo nazionale, parla già di cose che non gli sono piaciute anche dopo una vittoria senza troppi patemi e Coach che vanno in conferenza stampa comunque col sorrisino in volto. Ma nessuno gli dice: Casa cazzo ridi, che hai appena subito più di 550 yard da Oklahoma State? Inutile dire non abbiamo giocato come week 1, anche in week 1 era stato evidente che c’erano enormi problemi. Per non parlare dei quarti down giocati e non convertiti, che ormai sembrano essere più un “guarda come sono furbo io che gioco i 4° down…” Quando invece a me sembra solo testardaggine e stupidità se fatti sempre e comunque. Oltrettutto in una partita dove spesso ti ritrovi a giocare dei “Terzi e lungo” segno più che evidente che il tuo attacco non riesce a far muovere la catena con facilità.
Non è questione di simpatie o meno, è questione che preferisco conferenze stampa come quelle di Brian Kelly piuttosto che di alcuni, e spesso giovani, Coach.
Detto questo, è giusto dare anche il risalto meritato a Oklahoma State che, finalmente, dopo 2 anni torna a vincere partite importanti. Drew Mestemaker il QB Sophomore dei Cowboys ha fatto certamente diversi errori, ma è stato il motore del suo attacco, prendendo personalmente parte a oltre 400 yard, visto che ne ha lanciate 317 e corse più di 100.
Impietoso anche il cofronto tra le 2 difese, con Oklahoma State che messo a segno ben 4 sack, mentre nessuna pressione è arrivata da parte della difesa dei Ducks.
Se Oregon aveva dato avvisaglie di problemi e gli ha confermati, Michigan ha invece stupito tutti, me compreso, con una grandissima prestazione contro Oklahoma (11). La vittoria per 17 a 10 dei Wolverines arriva grazie soprattutto ad una difesa feroce che ha messo mandato in confusione John Mateer, apparso ben lontano dai suoi livelli pre-infortunio.
Va detto che comunque Michigan ha di che pensare, visto le grosse difficoltà offensive, risolte solo in parte con le corse personali del QB Bryce Underwood.
Questa W è più un iniezione di fiducia per l’ambiente e per la stabilità del Coach Kyle Whittingham.
Lo stesso Whittingham, però, dovrà sfruttare al meglio le prossime 3 partite per arrivare con un attacco più efficace alle sfide, in sequenza, contro Penn State e Indiana.
La sensazione è quella di aver visto comunque 2 Università con ambizioni maggiori rispetto al loro attuale livello.
Per i Sooners salvo solamente le prove del WR Rocky Beers e del DL Taylor Wein.
Tutto bene quel che inizia male… La sfida tra Alabama (12) at Kentucky si è chiusa con un netto 45 a 17, ma l’inizio per i Tide è parso più un incubo. Primo drive offensivo di Alabama che si chiude con un intercetto, praticamente in endzone da parte del difensore dei Wildcats Mi'Quise Humphrey-Grace.
Altro drive e ancora una volta è il giovane QB di Alabama, Keelon Russell, a commettere un turnover. Questa volta con un fumble, che però non porterà conseguenze nel punteggio.
Dopo la seconda segnatura di Kentucky, finalmente sale in cattedra la difesa di Alabama che sembra alzare un muro contro l’attacco dei Wildcats. Grazie anche a questo aiuto, la squadra di Kalen DeBoer prova un po’ alla volta a venire fuori e lo fa ricorrendo al running game, più sicuro dei lanci di Keelon Russell.
A proposito di Russell. Le pressioni su di lui sono sicuramente fin troppo alte, ed è parso evidente che soffrirà molto le partite di Conference perché al momento non appare pronto a quel ritmo di pressione difensiva.
Il problema è che dopo il match (già ostico) contro Florida State, inizierà la lunga fila di partite della SEC e lì forse capiremo se la scelta di Kalen DeBoer di affidarsi a Keelon Russell peserà sul proprio destino o addirittura di entrambi.
Inoltre, come ricordava un’analisi passata in TV durante la partita, i grandi ex-coach di Alabama dal loro 3° anno hanno iniziato a raggiungere i National Championship. Chiaro come alla terza stagione per Kalen DeBoer sia necessario portare i Tide ai playoff e possibilmente abbastanza avanti per sedersi di nuovo in panchina, a Tuscaloosa, anche nel 2027.
In questa week una storica e prestigiosa rivalità era per il Cy–Hawk Trophy, ovvero la sfida tra Iowa State e Iowa (21).
Il successo è andato, per 16 a 13, agli Hawkeyes. Il match dal previsto basso punteggio ha confermato le buone impressioni avute in week 1 su Iowa. Per i Cyclones è chiaro che dopo la perdita di numerosi giocatori in direzione Penn State, che hanno seguito l’ex-Coach Matt Campbell, sia una stagione complicata e che vada usata soprattutto in prospettiva futura e nel far crescere un nuovo gruppo.
Fuori dai radar e lasciata un po’ in disparte dal ranking Tennessee (18) sembra avere le carte in regola per tornare prepotentemente in auge nel panorama Collegiale. Il successo per 45 a 24 contro Georgia Tech lascia ben sperare, anche se ha mostrato luci ed ombre. Il ruolino del QB Freshman Faizon Brandon segna per adesso 5 TD e zero intercetti, non male per il primo anno. Nonostante un buon Brandon, la vera spinta all’attacco dei Volunteers è arrivata dal running game, con DeSean Bishop e Daune Morris che hanno prodotto 3 TD e quasi 250 yard.
Se poi come consueto per le squadre di Josh Heupel dovesse esplodere anche il passing game ecco che Tennessee potrebbe ritornare ad essere considerata una vera candidata playoff.
Nel match, giocato venerdì, tra Missouri (23) at Kansas, terminato con la vittoria dei Tigers per 38 a 21 c’è un QB che vi consiglio di seguire e recuperare gli Highlights, ovvero Isaiah Marshall.
QB Sophomore che mi ha entusiasmato per alcune giocate veramente senza senso (in positivo). Certo ha anche commesso diversi errori, ma l’impressione è stata di un QB frizzante e che, se corretto a dovere, ricorda un po’ Trinidad Chambliss di Ole Miss. Da seguire.
La week ha visto anche le affermazioni, senza difficoltà di Georgia, Notre Dame, Indiana, Penn State, LSU e Ole Miss. Le ultime 2 citate, si affronteranno sabato prossimo, per quella che sarà la resa dei conti tra Ole Miss e Lane Kiffin.
✍️Fabio Bertini - L’intercetto.it
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In pochi, ormai, lo possono scrivere e Noi ne andiamo Fieri!