Backwards pass - Ernie Davis, “The Elmira Express”
“Backwards pass” una nuova rubrica su L’intercetto.
Ogni mese ripercorreremo le storie di campioni e squadre che hanno lasciato il segno nel mondo del football, sia a livello collegiale che tra i professionisti.
Questo mese parliamo di uno dei giocatori più influenti nella storia del college football: Ernie Davis, “The Elmira Express”.
Nell’estate del 1963 i Cleveland Browns presero la clamorosa decisione di ritirare la maglia numero 45 per onorare uno dei giocatori del suo roster. Solitamente quando una squadra decide di “appendere al soffitto” uno dei propri numeri è per rendere omaggio alle grandi performance di quel giocatore, ma in questo caso i Browns decisero di ritirare il numero di un giocatore che con la maglia marrone e arancio non aveva preso parte a neanche uno snap.
Quel giocatore era uno dei runningback più temuti del college football degli anni ‘60: “The Elmira Express” Ernest “Ernie” Davis.
Nato nel 1939 a New Salem, una piccola cittadina a poco meno di una ventina di miglia dal confine con il Maryland, il giovane Ernie non nasce sotto una buona stella: suo padre viene assassinato poco dopo la sua nascita e la madre, come succede in gran parte delle storie americane, decide di affidarlo ai nonni data l’impossibilità di poter badare a lui. La vita a casa dei nonni però dura fino ai 12 anni, quando Ernie si trasferisce a Elmira, città dello Stato di New York non lontana dal confine con la Pennsylvania, assieme alla madre e al patrigno.
Elmira si rivelerà fondamentale per gli inizi della carriera sportiva del giovane Ernie, che durante gli anni alla Elmira Free Academy (diventata in seguito la Ernie Davis Academy) eccelle nel baseball, nel basket e nel football, con selezioni nell’All-American Team sia per il football che per il basket (con la squadra che riuscì ad ottenere uno straordinario record di 52 vittorie consecutive durante la permanenza di Ernie nel roster).
Un due volte All-American è un giocatore che fa gola a molti college e anche per il giovane Ernie ci fu l’interesse da parte di numerosi atenei (più di una trentina), ma lui aveva già preso la sua decisione (complice anche un piccolo aiuto da parte del suo idolo): a partire dalla stagione 1959 Ernie Davis sarebbe stato un giocatore dei Syracuse Orange, così come lo fu prima di lui Jim Brown, che lo aveva “reclutato” per gli Orange, in un periodo in cui il tampering non era sanzionato dalla NCAA e l’acronimo NIL era usato solo per indicare lo 0 in un punteggio.
La prima stagione di Davis in maglia Orange fece capire a gran parte degli avversari e dei giornalisti che avevano davanti ai loro occhi un giocatore fenomenale per l’epoca: la sua produzione offensiva fu di 686 yard e 10 touchdown, a coronare una stagione da incorniciare per Syracuse, che chiuse l’anno imbattuta e con un titolo nazionale in bacheca, conquistato al Cotton Bowl contro Texas.
La vittoria contro i Longhorns però porta con sé tutte le contraddizioni dell’America degli anni ‘50, un paese tremendamente segregato, specialmente negli Stati del sud in cui un afroamericano viene chiamato ancora con l’appellativo più umiliante.
Infatti, nonostante una performance di due touchdown (uno dei quali l’iconico da 87 yard), un intercetto e un paio di PAT da 2 punti che valsero il premio di MVP, Davis e due suoi compagni afroamericani furono costretti ad abbandonare anzitempo la cena di gala per la consegna dei premi così da non presenziare al ballo successivo alla cena (a questo proposito però John Brown, compagno di squadra e di stanza di Davis racconta che i tre giocatori furono invitati a Dallas dalla NAACP ad un’altra festa).
Questa prima annata, oltre al premio di MVP regalò a Davis anche la sua prima onorificenza collegiale, con la scelta per il Second All-American Team.
Una stagione di questo livello avrebbe rappresentato per molti un risultato irripetibile che avrebbe attirato l’attenzione di tutti gli scout NFL e aperto le porte per la scelta numero 1.
All’epoca però i giocatori tendevano a concludere il loro percorso collegiale, perciò coach Ben Schwartzwalder poté contare sulla sua freccia più appuntita ancora per due stagioni.
Nella stagione 1960 Davis fu ancora più impattante a livello di produzione offensiva, con 877 rushing yards (una media di 7.8 a corsa, record della stagione) e 10 touchdown.
La stagione però non si concluse con lo stesso esito della precedente: infatti una breve striscia di 2 sconfitte consecutive subite per mano di Pitt e Army tra fine ottobre e inizio novembre mise fine alla cavalcata degli Orangemen. Fino ad allora la squadra non era mai uscita dalla top 4 nella classifica dell’AP Poll e, tolta la vittoria contro Penn State che si concluse con un risicato 21-15, non aveva mai concesso più di un touchdown ai propri avversari.
Questa stagione fece schizzare Davis nei radar dei grandi elettori sia per l’All-America Team (che Ernie conquistò con un voto consensuale di tutti gli elettori) che nella corsa per il trofeo più importante per un giocatore di college: l’Heisman.
All’epoca la votazione prevedeva una valutazione in base alla decisione di 5 regioni (South, East, Midwest, Southwest e Far West) e nella regione est il suo nome si piazzò al quarto posto (quell’anno il trofeo fu vinto da un altro runningback, Joe Bellino di Army).
Con questi presupposti, le aspettative per la stagione 1961 sia su Davis che sugli Orangemen erano alte, inoltre la stagione conclusa al diciannovesimo posto del Poll reclamava vendetta.
Sfortunatamente però l’annata fu addirittura peggiore a livello di risultati e gli Orangemen chiusero con una sconfitta in più a fine anno ma, come premio di consolazione, vinsero il Liberty Bowl a Philadelphia contro i Miami Hurricanes.
Anche la produzione di Davis calò leggermente, dalle 877 yard dell’anno prima infatti si scese a 823, però ci fu un aumento dei touchdown che divennero 14 (12 sulle corse e 2 in ricezione).
Queste performance furono ancora una volta imbattibili per tutti gli altri membri della cosiddetta "Independent Conference”, ovvero il gruppo di scuole che non si era legato ancora a nessuna conference ufficiale (ad oggi le uniche due scuole indipendenti a livello football sono Notre Dame e UConn) e, complice anche una decima posizione finale nel AP Poll, Ernie Davis fu dichiarato vincitore dell’Heisman Trophy del 1961.
La sua vittoria rappresentò un momento storico, in quanto Ernie fu il primo giocatore afroamericano a ricevere la prestigiosa onorificenza, alla quale si aggiunse anche un Walter Camp Trophy (riconoscimento assegnato da allenatori e direttori atletici delle varie università).
A coronare la serata per il giovane Ernie ci fu un incontro con un ammiratore particolare, ovvero il Presidente John Fitzgerald Kennedy che volle congratularsi personalmente con lui e lo accompagnò in un giro in limousine con il trofeo.
Due giorni prima della premiazione per l’Heisman però ci fu un altro evento che segnò la carriera di Davis: il draft della NFL. Ernie fu selezionato come prima scelta assoluta dai Washington Redskins, diventando così il primo giocatore afroamericano ad essere selezionato al numero 1.
La sorte (e il front office di Washington) aveva però in mente un piano diverso e così, subito dopo il draft, Davis fu scambiato ai Cleveland Browns che gli offrirono un ricco (per l’epoca) contratto triennale di 80 mila dollari.
Questa nuova sistemazione rappresentava lo scenario perfetto per il giovane Ernie in quanto avrebbe giocato con il suo mito, Jim Brown, e ritrovando anche il suo miglior amico e compagno di college, John Brown.
Ma la sorte, tanto gentile nel regalargli la possibilità di giocare con due delle figure più importanti della sua breve carriera sportiva, fu ugualmente spietata poiché nel 1962, pochi giorni prima dell’All Star Game, ad Ernie fu diagnosticata la leucemia, perciò il suo sogno di scendere in campo con la divisa marrone e arancio di Cleveland fu messo in un angolo.
Ernie però non si diede per vinto e continuò ad allenarsi con i Browns per tutta la stagione 1962, sperando di scendere in campo nella stagione successiva.
Quando gli veniva chiesto quale fosse il suo stato d’animo Ernie rispondeva sempre di sentirsi fortunato perchè, a soli 23 anni, aveva già vissuto esperienze che molte persone non riescono a mettere insieme nel corso di una vita intera.
La sua sfida contro la leucemia però fu vinta da quest’ultima e, dopo una battaglia durata 16 mesi, il 18 maggio 1963 Ernie Davis morì a soli 23 anni.
Al suo funerale parteciparono più di diecimila persone e tra i messaggi di cordoglio ne arrivò uno anche dal Presidente Kennedy e in quell’occasione la dirigenza Browns decise di tributare rispetto al suo giocatore nel modo migliore possibile, ritirando la maglia numero 45 (il numero che Ernie indossava sempre in allenamento).
Il mondo del football non perse solo un grande giocatore a livello collegiale (durante i suoi 3 anni battè tutti i record stabiliti da Jim Brown), ma una figura che avrebbe rivoluzionato per sempre il mondo del gridiron, in quanto aprì la strada a tutti i giovani fenomeni afroamericani dello sport collegiale che avrebbero seguito le sue orme potendo raggiungere il premio più importante del college football.
Ernie Davis
A football player…a student
a friend…a hero
✍️Loris Perego per L’intercetto.it
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In pochi, ormai, lo possono scrivere e Noi ne andiamo Fieri!