NFL: Top e Flop di Week 1
Centinaia di giorni senza NFL, free agency, Draft, preseason, training camp...basta, ora inizia il football vero, il football giocato! E come il lampo che ci ha quasi fatto dimenticare i mesi passati senza gridiron, tuffiamoci impetuosamente nell'analisi dei migliori e dei peggiori protagonisti di questa prima, caldissima settimana.
TOP
N.1 I San Francisco 49ers
Davanti alla squadra con più hype degli ultimi anni da parte degli appassionati (e davanti al pubblico australiano), i San Francisco 49ers iniziano col botto, fregandosene di rumor, problemi fisici e incertezze e schiantano i Los Angeles Rams 27-7. Il run game ha funzionato benissimo, sia con Christian McCaffrey che con il sorprendente rookie Kealon Black (133 yard in due), ma la coralità del gioco di SF si è vista anche in ricezione, con un pesantissimo Mike Evans a macinare primi down importanti e 6 giocatori con almeno 2 ricezioni completate. Anche in difesa c’è tanto da celebrare, a partire dal solito, fenomenale Fred Warner e con tanta fisicità e aggressività mostrata da parte della secondaria contro le star losangeline. Peccato non aver visto l’attesissimo Myles Garrett al meglio (salterà almeno 4 partite per un problema delicato al ginocchio), ma menzione d’onore anche a Trent Williams per non avergli concesso letteralmente nulla.
N. 2 I Chicago Bears
“Ma quindi Chicago può puntare in alto o è stata solo una meteora? Si sono rafforzati? Si sono indeboliti?” E altre mille domande simili che hanno caratterizzato l’offseason dei Bears. Certo, una partita su 17 dice poco e niente, ma i 59 punti rifilati ai Carolina Panthers, quarto miglior punteggio nella storia della franchigia, sono un segnale a dir poco incandescente di quel che ci aspetta. Le 552 yard totali (terzo miglior risultato di sempre nella Super Bowl Era) sono arrivate grazie a un avanzamento inarrestabile, specialmente grazie al reparto corse, che segna 6 rushing touchdown. E il tutto senza un passing game così ben oliato come forse ci si aspettava, vedasi il non-utilizzo di Loveland. Cinicamente parlando, a football si vince segnano più punti dell’avversario. Le prestazioni non saranno tutte di questo calibro e la difesa lascia comunque qualche punto di domanda, ma una cosa, quest’anno, è certa: a guardare i Chicago Bears ci divertiremo moltissimo.
N. 3 L’attacco dei Baltimore Ravens
Apertura in grandissimo stile per i Baltimore Ravens, che schiantano gli Indianapolis Colts padroni di casa col punteggio di 41-23 e giocando un football atletico, verticale e completo. Sperando che l’infortunio che l’ha costretto a uscire anzitempo dal campo non sia grave (scusate, ce l’ho in 3 fantasy…), partiamo da un super Zay Flowers, che riceve 5 volte per ben 150 yard e segna l’unico touchdown passato di un eccellente Lamar Jackson (a tabellino anche un 17/25, 324 passing yards, 40 rushing yard e un rushing touchdown). A completare l’opera è un indescrivibile Derrick Henry: a ormai 32 anni compiuti, il numero 22 supera Marvin Harrison per touchdown in carriera, portandosi nono all-time a 130, e mette a referto la sua 56esima gara con almeno 100 rushing yard. Cinquantasei. Il totale recita 506 yard a 251 a favore dei Ravens: almeno oggi, inarrestabili.
Honorable mention: la meravigliosa special team play di Tyler Owens contro Philadelphia. Una delle migliori giocate degli ultimi anni, special team o meno, altroché.
FLOP
N. 1 Le corse di Baker Mayfield
Nell’attesa sconfitta contro i Cincinnati Bengals, resta comunque non poco amaro in bocca per i Tampa Bay Buccaneers, che hanno più volte la chance di avvicinarsi minacciosamente al punteggio avversario. A complicare le cose, però, è (anche) Baker Mayfield: la prima scelta al Draft 2018 compie buone cose col suo braccio (23/28, 216 yard, ma le gambe piangono disperate e gli fanno commettere 3 costosissimi fumble, suo massimo in carriera. In particolare, il secondo arriva dopo una buona corsa a pochi passi dal touchdown. Qualche drive dopo arriva anche un bel rushing TD, ma 24 punti sui 33 di Cincy arrivano da errori avversari. Mayfield perde così il primo season opener da quando è ai Bucs.
N. 2 I Green Bay Packers
In una delle 4 partite della serata italiana, una Green Bay non poco rinnovata inizia subito forte contro i Minnesota Vikings (da menzionare anche il primo field goal in carriera del rookie kicker Trey Smack, lontano ben 59 yard dalla Y) e si porta in vantaggio 19-10 nel primo tempo, complice anche l’uscita anticipata dal campo del neo-arrivato Kyler Murray per un brutto colpo alla testa.
Nel secondo tempo, però, si riparte sulla falsa riga dell’uscita ai Playoffs contro Chicago: la squadra, apparentemente in grande controllo, non ne azzecca più una e chiude con un parziale di 29-3 in favore di Minnie, che trova un ottimo Wentz e guida l’attacco a segnare 3 touchdown in poco meno di 3 minuti. I Vikings sfruttano la carenza di una delle offensive line peggiori degli ultimi anni lato cheeseheads, che forza Jordan Love a lanciare un intercetto e ad essere riempito di sack, una delle quali gli costa anche un fumble vicino alla end zone avversaria. A far storcere il naso è sempre lo stesso brodo: gestione scellerata dei vantaggi, spreco di opportunità a go-go, chiamate offensive a dir poco confuse e, soprattutto, una marea di flag, 12, che costano in totale addirittura 98 yard di penalità . Wentz, in totale, ne lancia 133. Posso anche fermarmi qui.
N. 3 I Los Angeles Chargers
Fare peggio dei cugini era difficile, ma i Chargers ci sono bellamente riusciti perdendo inaspettatamente contro gli Arizona Cardinals, subendo 26 punti da un attacco da cui ci si aspettava ben meno di quasi 400 yard guadagnate e segnandone solo 14. Torniamo sempre ai soliti due punti in attacco: primo, la offensive line ha i soliti, grandi problemi, e ogni tentativo di migliorare la squadra che non passi da qui è da considerarsi fallace. Ma forse ormai è troppo tardi, bisognava fare questi ragionamenti mesi fa. Secondo, l’indiscutibile talento offensivo presente a roster continua a essere più protagonista nelle chiacchierate che in campo e continua a incidere poco: domenica soli due terzi down convertiti su 8 e addirittura 15 minuti di differenza nel tempo di possesso palla rispetto ai Cardinals! Justin Herbert (209 yard, 1 TD, 1 INT) è un giocatore che reputo meraviglioso, ma gli anni passano e il salto richiesto (da tutti, per carità ) inizia a bussare sempre più insistentemente alla porta: questa prova non era impossibile da superare a pieni voti, ma il compito non è stato portato a termine. Se il fil rouge di ogni partita della stagione dei Chargers partirà da qui, prevedo un’altra marea di delusioni.
Honorable mention: non merita il mio e il vostro tempo, lascio solo i dati anagrafici. DESHAUN-WATSON.
✍️Alessandro di Marzo per L’intercetto.it
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In pochi, ormai, lo possono scrivere e Noi ne andiamo Fieri!