Si è chiusa una week 9 che, almeno personalmente, mi ha lasciato deluso. Infatti sono stati molti i match di cui ci si poteva attendere degli upset ed invece o non c’è stata proprio partita o la sorpresa è rimasta solo una probabilità che non si è poi concretizzata. Ohio State invece merita un commento a parte.
Proprio con la sfida tra Ohio State (2) at USC voglio partire, perché il risultato di sabato, che ha visto imporsi i Trojans per 30 a 18 è ben più di una sconfitta per i Buckeyes.
Sapevamo che senza Julian Sayin, il QB titolare che si era infortunato nel match vinto contro Indiana, l’attacco di Ohio State avrebbe perso smalto, anche per il fatto di non disporre né di un QB backup di livello, né di un running game capace di sopperire ad un passing game deficitario.
Come detto è stata più di una sconfitta, è stata l’ammissione, sul campo, dei giocatori buckeyes di non essere, mentalmente, ancor prima che tecnicamente, più capaci di giocarsi passaggio ai playoff e conference.
Io mi sarei aspettato una prova di carattere, da grande squadra, che fa quadrato nel momento difficile per provare a chiudere al meglio la stagione. Una difesa che doveva essere l’ultimo baluardo prima di abdicare la stagione. Ed invece proprio la difesa è stata quella che per prima ha alzato bandiera bianca.
Sono bastati solo 39 secondi di gioco, al secondo play dell’attacco di USC, affinché si capisse ciò che ho appena detto. Una semplice play-action e conseguente passaggio laterale di Jayden Maiava per il WR Trent Mosley che un banale pass si è subito trasformato in un TD da 69 yard. Placcaggi a vuoto, e difensori fuori posizione hanno dato un chiaro messaggio. Ohio State non è più della partita, non lo era prima e non lo era già dopo 39 secondi.
Altro palese blackout difensivo si è avuto a metà del 3° quarto, sul risultato di 20 a 9 per USC, quando un passaggio di Maiava di 20 yard è stato ricevuto sulle proprie 40 yard per poi essere portato fino a 3 yard dalla end zone tra placcaggi sbagliati e tentativi maldestri di fermare il WR Mark Bowman.
Si può dire tutto, che l’assenza di Julian Sayin abbia pesato, che il QB Backup Luke Fahey non sia all’altezza del ruolo, che il running game non sia valido, ma mi dispiace all’apice di tutto sabato c’è stato una chiara mancanza di convinzione dei giocatori nel poter portare comunque avanti una stagione che comunque li vedeva al numero 2 del ranking e con una sola sconfitta. Come detto i giocatori, ma al loro vertice c’è Ryan Day che non ha saputo spronare il gruppo dopo la perdita del QB. Una cosa inammissibile in una squadra che ha comunque talenti 4 e 5 stelle e che non può ridursi così.
USC e Lincoln Riley hanno così potuto cogliere un importante successo, ma che, a mio avviso, non toglie tutti i problemi che in questi anni Riley non ha saputo aggiustare. Hanno “solo” battuto un avversario già sconfitto.
Un upset che poi non c’è stato è quello sfiorato tra Miami (1) at North Carolina, terminata 38 a 35 per gli Hurricanes. I numeri 1 del paese sono dovuti arrivare all’ultimo quarto sotto per 28 a 24, prima di riuscire a ribaltare il match grazie solo al del QB Darian Mensah e alle mani di Malachi Toney. Per il resto la squadra di Bill Belichick aveva saputo mettere in seria difficoltà gli Hurricanes.
Quella di North Carolina è una sconfitta che però vale molto, perché finalmente è evidente che il lavoro di Bill Belichick si sta facendo interessante anche al College. La differenza tra la sua prima stagione alla guida di una Università e quest’anno è palese e sono certo che l’anno prossimo vedremo dei successi importanti per i Tar Heels di Belichick.
Per Miami, passata la paura, dovrĂ rivedere i propri errori e prepararsi per la sfida contro Notre Dame di settimana prossima. Un successo contro i Fighting Irish garantirebbe, salvo colpi di scena, il primo posto nel ranking da qui ai playoff, finale di conference permettendo.
Altro campanello d’allarme, sventato, da Indiana (4) contro Minnesota visto che agli Hoosiers è servito, come contro Michigan, l’overtime per avere la meglio degli avversari. Il match, terminato con il risultato di 23 a 16 per la squadra di Curt Cignetti, ha evidenziato gli stessi problemi che dalla sconfitta, ma anche prima, contro Ohio State sono emersi lampanti. Ovvero un Josh Hoover inaffidabile se paragonato allo scorso anno con Mendoza e un running game che non riesce a produrre yard con costanza. La difesa, seppur ottima, non sempre riesce a chiudere ogni iniziativa avversaria e le sconfitte sono sempre più vicine. Alla fine l’infortunio occorso a Josh Hoover è stato quasi positivo visto che il suo backup Grant Wilson ha dato segnali migliori a Curt Cignetti.
Intanto quel “pazzo scatenato” dell’Head Coach di Minnesota, P. J. Fleck, continua, poco a poco, a migliorare il programma dei Golden Gophers e dopo il successo contro Iowa (15) ha rischiato di fare uno scalpo ancora più importante per giunta fuori casa.
Sarebbe anche ora che il buon, se non ottimo, lavoro di P.J. Fleck fosse riconosciuto.
Chi non ha rischiato niente, ed anzi ci ha “costretti” a seguire una partita senza storia, è stata Georgia (3) che nella sfida contro i rivali di Florida (17) ci ha impiegato solo 2 quarti per sancire la vittoria sui Gators. Il finale dirà 27 a 8 per i Bulldogs, ma dopo il primo tempo il 24 a 0 era più emblematico.
Per Georgia è stato tutto fin troppo semplice, è bastato annullare il running game di Florida (sole 38 yard in 17 portate per Jadan Baugh) e poi il resto l’hanno fatto gli errori, meglio dire orrori, dei QB dei Gators Aaron Philo e Tramell Jones Jr., quando si dice che di 2 non se ne fa 1.
Per Georgia ormai sembra che sia rimasta “solo” la sfida contro Ole Miss (in trasferta) a separare i Bulldogs da un’altra finale della SEC e l’ennesimo playoff da favorita.
Come anticipato nelle preview, un match interessante era quello tra Arizona (22) e Texas Tech (13) terminato con la vittoria dei Red Raiders per 34 a 26.
Purtroppo solo nel primo tempo c’è stata partita, poi negli ultimi 2 quarti l’attacco dei Wildcats è sembrato incapace di superare l’ottima difesa di Texas Tech.
Da segnalare e fare un grosso augurio di guarigione va al WR freshman R.J. Mosley che durante la partita ha subito un grave infortunio al ginocchio destro. L’entità è apparsa subito grave e ci sono voluti diversi minuti per immobilizzare la povera gamba di Mosley e portarlo via in ospedale. Se l’infortunio abbia scosso l’attacco di Arizona non lo posso sapere, ma da lì in poi è cambiata la spinta dei Wildcats.
Texas Tech con questa vittoria cancella la sconfitta, recente, contro Cincinnati e riparte alla caccia della Big 12, insieme a BYU all’inseguimento di Utah.
Le altre in Breve
- Notre Dame fatica nel primo tempo e poi dilaga contro Navy chiudendo 35 a 13.
- Ole Miss passeggia su Auburn e chiude la pratica con un netto 45 a 15
- Wake Forest non vuole più fermarsi e batte 51 a 7 Virginia, ormai l’obiettivo è la finale della ACC
- Utah conferma di essere la migliore della Big 12 battendo nettamente Cincinnati
- 100 punti tondi tondi tra Iowa State e Oklahoma State, con i Cyclones che la spuntano per 51 a 49.
✍️Fabio Bertini - L’intercetto.it
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In pochi, ormai, lo possono scrivere e Noi ne andiamo Fieri!
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